Rialzo in vista per i metalli preziosi?


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Le Aziende Italiane con sede in Olanda

Si parla in questi giorni del prestito, garantito dallo stato italiano, richiesto dal gruppo FCA. Come noto, la richiesta ha creato un acceso dibattito sull’opportunità di concedere la garanzia e le condizioni per farlo.

In realtà FCA non è la sola azienda italiana ad avere spostato la residenza fiscale in Olanda e il rinnovamento del progetto europeo dovrebbe mettere sul tavolo, ai primi punti, una seria riforma che porti ad una autentica armonizzazione fiscale

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Azimut Holding: assemblea ordinaria dei soci azionisti

Si è svolta in data odierna, in unica convocazione, l’assemblea ordinaria di Azimut Holding spa che ha deliberato, tra le varie, il pagamento del dividendo relativo all’esercizio 2019 quantificato in Eur 1,00, con pagamento interamente per cassa a partire dal 20 maggio 2020, data stacco cedola 18 maggio 2020.

Qui sotto il dettaglio delle delibere:

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SP500: un possibile scenario

Lo Standard & Poor 500 ha messo a segno nell’ultimo mese un poderoso recupero che lo ha portato dai minimi di 2.191 punti registrati a fine marzo a toccare quota 2800 punti qualche giorno fa.

Ci si interroga sulla natura di questo incremento dei prezzi. Se si tratti di una ripartenza genuina o si sia invece di fronte ad un rimbalzo destinato a spegnersi entro breve.

In effetti alcuni parametri tecnici lasciano intuire una certa debolezza in questo movimento rialzista

  1.  in queste ultime giornate di rialzo gli spunti iniziali si sono via via fiaccati nel corso della seduta
  2. i volumi di scambio risultano essere alquanto scarsi
  3. il numero di società quotate sul NYSE sui valori minimi delle ultime 52 settimane è molto basso il che contraddice l’ipotesi che si sia nei pressi di un minimo definitivo.

Consideriamo che, ad oggi, calcolare una stima precisa della caduta degli utili da qui ai prossimi sei mesi è ancora un esercizio molto complesso.

A seconda delle varie ipotesi formulate si passa da una valutazione corretta dell’indice fino ad una esagerata sopravvalutazione.

 In nessun caso siamo in presenza di sottovalutazione del rapporto prezzi/utili che è condizione abituale nelle fasi di minimi primari.

Per contro va detto che la composizione dell’indice borsistico americano negli ultimi anni è molto cambiata ed settore tecnologico, a partire dal 2008, ha assunto una prevalenza sempre più marcata.

Il settore tecnologico nelle circostanze attuali non solo ha mostrato una buona resistenza ma in alcuni casi è addirittura riuscito ad avvantaggiarsi in termini di incremento di prezzi. Si pensi, ad esempio, al caso esemplare di Amazon. Questo spiegherebbe perchè l’indice abbia perso nella prima fase di velocissima discesa appena (si fa per dire) il 35% del proprio valore, puntellato appunto dal settore tecnologico.

Per concludere la probabilità che l’indice possa iniziare a scendere nelle prossime settimane è abbastanza elevata ed un potenziale primo punto di approdo è situato in area 2300 punti (in corrispondenza dell’ellisse arancio) poco sopra il minimo precedente. Dunque un sacrificio di prezzo pari ad almeno un 15%.

 

SP500 al 22 aprile

Quello che ci sembra di poter dire è che comunque la formazione di una fase di minimo, come già detto in precedenza, sarà faccenda che richiederà ancora diverso tempo. Per questo la strategia corretta per garantire redditività ai portafogli prudenti o molto prudenti nei prossimi anni è incrementare la parte equity del portafoglio ma con un acquisto scaglionato nel tempo da qui ai prossimi 6 mesi, allo scopo di evitare potenziali complicazioni derivanti da un panorama ancora poco chiaro. In fondo va ricordato che oggi lo spread tra Il rendimento medio dello SP500 ed il Treasury a 10 anni è su valori altissimi. In altre parole le azioni non hanno mai garantito un rendimento così elevato rispetto i Bond

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Pharus Sicav: il mercato guarda già al 2021

Non è raro ultimamente leggere tra i vari mass media scenari apocalittici e come l’attuale crisi da Covid-19 porterà alla recessione globale più pesante nel dopo ’29, più violenta addirittura del 2008.
Intanto però, nell’ultima settimana, gli indici azionari globali hanno  archiviato importanti recuperi. Basti pensare all’S&P 500 che, dallo scoppio dell’emergenza sanitaria, aveva corretto con un -35% dai massimi, per poi recuperare negli ultimi giorni la metà di quanto aveva lasciato sul terreno, portandosi a -18% dai massimi. Persino il mercato dei bond, letteralmente crollato nella seconda metà di marzo ha recuperato sensibilmente (ma non completamente e proporzionalmente meno dell’azionario), registrando un recupero soprattutto sulla parte High Yield dopo che sono state pubblicate le minute della Fed.

Ha provato a rispondere il Vice Director di Pharus Sicav Stefano Reali:
“il mercato sta facendo semplicemente una riflessione che noi facciamo da tempo, molto sensata. È ormai assodato che il 2020 sarà un anno molto difficile e sarà necessario solamente capire quanto sarà pesante in termini di tagli sui risultati aziendali e di dati macro negativi. Non va però dimenticato che i tagli e le recessioni hanno una fine, sono limitati nel tempo. E sembra che tutti siano concordi nel ritenere che il 2021 sarà un anno di svolta sui mercati, di totale ripresa, sia in termini di dati economici che di dati aziendali, di earnings. Soprattutto in questo caso, in cui la recessione è legata ad un fattore contingente molto particolare. Quindi il mercato sta semplicemente considerando al minimo il 2020 fortemente volatile e guardando, invece, al 2021, al lungo termine”.

Infatti, per quest’anno il mercato si aspetta che gli utili scendano del 10% mentre, per l’anno prossimo, si aspetta che gli utili ripartano, con un tasso di crescita diretto verso +18,3%. In questo scenario, il Price-Earnings ratio è tornato attorno a 18, livello valutativo più alto di quello di Febbraio 2020, cioè pre emergenza Covid-19.


Come mostrato dal grafico, dando un multiplo agli utili del 2021, si sta pagando il mercato in linea o appena al di sotto della sua media storica. Gli utili del 2020 pesano infatti soltanto un diciottesimo delle valutazioni, perché il mercato prende in analisi gli utili di lungo periodo.

Anche guardando la questione dalla prospettiva dell’Equity Risk Premium (la valutazione relativa delle azioni rispetto ai bond) è possibile notare come sia sui massimi storici, a favore delle azioni, oggi come mai prima. Se ipotizzassimo che gli equity impieghino addirittura dieci anni per recuperare il 18% che manca per tornare ai massimi, significherebbe che il total return dell’azionario americano per i prossimi dieci anni (recupero prezzo del 18% + dividendo) sarebbe pari al 4% all’anno, che è ancora 5 volte tanto il decennale Usa.

Molti investitori iniziano a percepire che “anche questa volta non è diverso”, tanto che, nonostante gli asset rifugio stiano toccando nuovi massimi, l’indice Vix (che misura la volatilità) sta tornando su livelli più “normali”.

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l’ educazione finanziaria diventa un audio per tutti

Tra i contributi che cercano di rendere chiare ai comuni mortali le dinamiche che regolano la finanza, voglio segnalare la bella iniziativa di un giovane brillante italiano: Francesco Namari, analista finanziario a Londra che insieme al collega ed amico Gianmarco Miani ha messo on line il sito www.bankstation.it.  Un elenco di pillole audio con cadenza mensile che in pochi minuti raccontano con semplicità ed efficacia i grandi eventi della finanza mondiale come la rovinosa crisi del 2008 da cui l’Italia non si è mai ristabilita completamente. L’ultimo contributo spiega le differenze tra la crisi del 2008 e quella attuale dovuta al virus,  raccontandone le caratteristiche distintive ed arrivando anche a formulare un paio di soluzioni possibili.   Ascolto raccomandato !!

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Il dibattito interno in Germania sugli Eurobond

Come noto, in questi giorni tiene banco la disputa sugli Eurobond, lo strumento finanziario “di solidarietà” chiesto a gran voce dal primo ministro italiano Giuseppe Conte, sostenuto da Francia e Spagna. Come ampiamente prevedibile, è scattata immediatamente la netta opposizione dell’asse Tedesco-Olandese, sostenuto dai fidi satelliti Austria e Finlandia. La linea tedesca ha, come noto, fatto molto danno ai tempi della crisi europea del debito sovrano nel 2012. Ricordiamo il pesantissimo prezzo pagato dalla Grecia in termini di distruzione e sofferenza della società civile. Stavolta però è diverso. Il peso specifico dell’Italia è tale che lo Tsunami finanziario travolgerebbe anche la Germania e la sua economia. Il punto chiave è che il ricorso dell’Italia al fondo salva-stati (il famigerato MES) porterebbe la Trojka in Italia ma ancor peggio scatenerebbe la speculazione internazionale contro l’Italia ed il suo debito con un’intensità tale da mettere a dura prova persino le possibilità operative della BCE. L’Elite tedesca è perfettamente al corrente di questo scenario ed infatti il dibattito interno è tutt’altro che stagnante e scontato…

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